Riunione con l’amministrazione su Covid19 fase 2: "La risposta è ...

Roma -

Riunione con l’amministrazione su Covid19 fase 2:

“La risposta è dentro di te …però è sbajata!”

 

Su richiesta di USB, Snaprecom Sipre e UGL  si è svolta ieri una riunione sindacale anzi no…. (sic!).

Nella richiesta si trasmetteva una proposta (in allegato) di Accordo su misure organizzative in vista della “fase due” del contenimento emergenza sanitaria COVID-19 negli uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri e si chiedeva  espressamente l’apertura di un tavolo di confronto per un accordo che intervenisse in maniera omogenea sulle sedi (SNA, DPC, Commissariati di Governo, Strutture periferiche…) allo scopo di adottare, in tutti gli uffici della PCM, misure omogenee, a salvaguardia della salute del personale e dei cittadini, di univoca interpretazione.

La prima percezione è stata quella di vivere in una sorta di déjà vu, con la sensazione di aver già vissuto la stessa scena. Infatti l’amministrazione ci raccontava per l’ennesima volta, con la medesima enfasi, in un vortice autocelebrativo, cosa era stato fatto per i dipendenti… Cosa si stava facendo per i dipendenti… Quello che non si è potuto fare per i dipendenti… E quello che si vorrebbe fare per i dipendenti se ci fossero direttive chiare…

Suscitando forte perplessità, l’ammistrazione non è riuscita però a decifrare la natura dell’incontro: non è un tavolo sindacale (?), non è confronto, non è informativa… forse confronto! Contrordine, è una comunicazione di parte datoriale!

Mah! aspettando che i loro dubbi si sciolgano intanto i lavoratori attendono direttive sul possibile rientro della fase 2.

Inoltre, in attesa che l’amministrazione metta in campo tutte le misure che ci hanno elencato, i lavoratori che svolgono il lavoro in “presenza” hanno a disposizione mascherine di dubbia efficacia e scarsità di soluzioni disinfettanti nei piani degli stabili della PCM. Intanto nelle altre amministrazioni/enti dello Stato si stanno concludendo accordi con le OO.SS. per la gestione della fase 2, per il personale in situazione di particolare “fragilità”, anche a causa di preesistenti patologie, nonché le misure di tutela per i lavoratori in “presenza” e le procedure per il possibile e graduale rientro.

Detto ciò è ferma convinzione che lo smart working (così forzatamente definito nell’era del Covid19) al di là della validità organizzativa che esprime, deve necessariamente essere regolamentato dal CCNL (in questa fase anche attraverso un accordo transitorio) che riporti dignità e tutele a tutti i lavoratori; tanto è vero che nella piattaforma presentata più di un anno fa all’Aran dal “Cartello Sindacale” è contemplato un articolo che riguarda espressamente il lavoro agile. Certamente, dopo questa fase che stiamo attraversando, dovrà essere implementato nella parte che riguarda le tutele, il diritto alla disconnessione e, soprattutto, la retribuzione.

A proposito di retribuzione. La norma primaria che regola dal primo momento questa terribile fase per la salvaguardia della salute di tutta la comunità, pone i lavoratori in attività ordinaria in modalità agile senza alcuna decurtazione della parte salariale. E siccome l’accessorio è parte salariale stabilito contrattualmente, DEVE continuare ad essere riconosciuto a tutto il personale, nelle modalità scelte dallo stesso, così come la scelta delle ferie per il recupero psicofisico.

Rimaniamo in attesa che l’amministrazione si liberi definitivamente dalle posizioni  “personalistiche” e torni finalmente sui tavoli per affrontare le questioni che riguardano i lavoratori e le ricadute che le scelte organizzative hanno su di essi.

            Roma, 5 aprile 2020

 

USB Pubblico Impiego

Coordinamento Nazionale PCM