Smart per finta, working per davvero

Roma -

SMART PER FINTA, WORKING PER DAVVERO.

 

C’erano tempi in cui bastava una semplice connessione Wi-Fi e un pigiama decoroso per sentirsi “smart”. Lo chi amavano lavoro agile e, in tempi di emergenza sanitaria, sembrava una rivoluzione copernicana. In realtà, fu solo l'inizio di una lunga parentesi nella vita lavorativa italiana, segnata da ambiguità, discrezionalità e disparità.

Nel 2017 USB non ha firmato l’accordo sperimentale sul lavoro agile in PCM, non per una mera questione di principio —anzi— ma perché mancavano garanzie minime, per noi essenziali e tutt’altro che secondarie. Come il diritto alla disconnessione, che non è una concessione dall’alto, ma una tutela fondamentale per il benessere del lavoratore nel contesto del lavoro agile. Per non parlare dei buoni pasto, riconosciuti solo dopo le dovute pressioni e grazie a un provvedimento dell’allora Segretario Generale.

Dopo 8 anni e il concetto stesso di lavoro agile in PMC si è disperso in un mare di interpretazioni fantasiose. Ogni dipartimento o struttura fa come gli pare: c’è chi concede due giorni a settimana, chi lo nega del tutto, e chi applica criteri così misteriosi da sembrare usciti da un oracolo greco. Il risultato? Una giungla. Ma non una lussureggiante e tropicale—magari!—bensì una giungla burocratica, fatta di timesheet su Zucchetti, richieste respinte, decisioni arbitrarie e scuse degne di un romanzo fantasy.

Ma se il lavoro è smart, non dovrebbero esserlo anche i criteri?

È ora di riportare il lavoro agile nella sua sede naturale: il contratto. Solo così smetteremo di rincorrere i capricci del superiore di turno e potremo finalmente parlare di diritti, uguali per tutti. Perché un modello organizzativo che cambia da struttura a struttura, da dirigente a dirigente, non è un modello: è una lotteria. USB esige criteri chiari, garanzie certe e un sistema che non lasci spazio alla roulette del “mi dispiace in questa settimana ci servi in presenza” o del “in presenza è tutta un’altra cosa, ci servi qui”. Il lavoro agile deve essere uno strumento di equilibrio, non l’ennesimo motivo per creare diseguaglianze!

USB si batterà, come sempre, affinché lo smart working non resti un orpello utile solo a soddisfare qualche oscuro obiettivo dirigenziale, ma diventi una realtà concreta, regolata e giusta. Per tutt*!

USB Pubblico Impiego- Coordinamento Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri
(Quelli che non vi promettono il Wi-Fi veloce, ma almeno il diritto di spegnerlo!)

Fin qui abbiamo scherzato (più o meno). Ora però tocca fare sul serio: lo stile cambia, l’impegno resta: Scarica qui il Documento Programmatico per le politiche del personale di USB.