IL SENSO DEL “MERITO” PER LA PCM. PER I VERTICI: FAVORITISMI E CARRIERE BLINDATE; AL PERSONALE: SALARI AL PALO E SBARRAMENTI.
Nel nostro comunicato del 17 settembre, relativo alla contrattazione integrativa, abbiamo lamentato che, per il personale delle aree, la tanto sbandierata “specificità” della PCM viene sempre intesa al ribasso. Ed infatti, la gestione del personale all'interno della Presidenza del Consiglio dei ministry continua a palesare un sistema profondamente asimmetrico, nel quale i provvedimenti normativi e le risorse finanziarie vengono orientati per accelerare i privilegi dell'alto apparato, schiacciando sistematicamente le retribuzioni della base operativa, nonché le loro rivendicazioni legittime (ad es.:vedasi l’inerzia rispetto alla vertenza sul lavoro agile).
Negli ultimi giorni, abbiamo avuto notizia circa un imminente intervento legislativo studiato appositamente per agevolare le carriere dirigenziali all'interno di Palazzo Chigi, riducendo gli anninecessari per l'accesso alla “prestigiosa” qualifica di Consigliere in PCM.
Sono operazioni che gettano una luce inquietante sulle reali priorità dell'Amministrazione. A maggior ragione quando è nota una serie di limiti auto-imposti che comportano la paralisi delle carriere e degli stipendi del resto del personale della PCM. Ad esempio: per il personale delle aree, lo sviluppo professionale orizzontale e verticale è da anni blindato da un artifizio numerico (limite al 50%) che taglia fuori a prescindere la metà dei lavoratori del comparto. A ciò si aggiunge l’assenza di una soluzione definitiva ai numerosi contingenti di prestito bloccati nel tempo. Nel mentre, per l’alta burocrazia si progettano scivoli dorati e corsie preferenziali, trasformando i massimi ruoli di staff in un terreno di facili avanzamenti normati per legge. Ci sono poi percorsi di carriera dirigenziale che migliorano non per concorso o trasparenza, ma per decreto. Per di più, alle manovre di favore si affianca il meccanismo consolidato delle “promozioni con i bollini del supermercato”: una vera e propria raccolta punti riservata a una parte della dirigenza, dove le reti di conoscenze amicali e la vicinanza relazionale ai centri di potere politico contano molto più dei titoli e del valore pubblico generato.
Fanno da tragico contraltare i rinnovi contrattuali nazionali PCM cronicamente in ritardo e insufficienti, nonché una contrattazione integrativa di sede bloccata. Con il salario accessorio al massimo legato a continui incrementi delle prestazioni orarie, le risorse destinate alla produttività collettiva vengono così sistematicamente subordinate a criteri burocratici escludenti, azzerando l'efficacia dei pochi incentive contrattuali rimasti a disposizione dei funzionari e degli assistenti. Tutto ciò mette definitivamente a nudo il fallimento teorico e pratico del dogma istituzionale del “merito”. La meritocrazia è infatti soltanto un inganno strutturale: pretende di valutare le persone in modo asettico, ignorandone le disuguaglianze organizzative di partenza e i carichi di lavoro squilibrati. Inoltre, si affida a metriche burocratiche fallaci, ossia gli obiettivi di performance, e mina in maniera deleteria il senso di cooperazione e solidarietà tra i colleghi. “Eccellenza” e “merito” diventano così paraventi ideologici, utilizzati strumentalmente per giustificare i tagli lineari ai salari della base e per legittimare, contemporaneamente, lo svuotamento dei requisiti d'accesso e le promozioni su misura per i soliti noti.
Chiediamo pertanto il ritiro immediato di qualsiasi norma volta ad agevolare facili accessi alla qualifica di Consigliere PCM, la contestuale rimozione del tetto del 50% sulle progressioni economiche del personale e lo sblocco di risorse adeguate alla contrattazione nazionale PCM e integrativa. La dignità
dei lavoratori della Presidenza del Consiglio non è merce di scambio per i privilegi dei vertici.
Roma, 22 settembre 2026
USB Pubblico Impiego - Coord. Nazionale PCM