Buoni pasto? buoni a nulla!
Chi ha fissato il valore dei buoni pasto a 7 euro probabilmente vive in una dimensione parallela. Una dove un pranzo completo costa meno di un biglietto dell’autobus e l’inflazione è solo un termine da cruciverba.
Nel mondo reale, oggi, quei 7 bastano a malapena per un panino secco e, con un po’ di fortuna, una bottiglietta d’acqua. Sempre che il bar sotto l’ufficio non abbia deciso di rincarare pure l’aria condizionata.
È imbarazzante, ma soprattutto ingiusto. Perché il diritto a un pasto dignitoso durante l’orario di lavoro non dovrebbe dipendere dal quartiere in cui ti trovi, né dall’umore del POS del bar di zona.
Per questo chiediamo:
- Un aumento reale del valore nominale del buono pasto, adeguato al costo della vita attuale (non di quello del 2010);
- La possibilità di superare il limite previsto dall’articolo 5, comma 7, del d.l. n. 95/2012, affidando alla contrattazione collettiva la determinazione del valore del buono pasto;
- L’erogazione diretta in busta paga, per dire addio a disservizi, scadenze, acrobazie digitali e gare d’appalto quinquennali.
Non è un capriccio. È una questione di rispetto.
Perché nessuno dovrebbe trovarsi a scegliere tra mangiare o risparmiare il buono per l’indomani.
USB Pubblico Impiego- Coordinamento Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri
(Affamati, ma combattivi!)
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