SALARI FERMI, PROFITTI E RENDITE ALLE STELLE

 

 

Roma -

 

Nazionale – martedì, 29 gennaio 2008

Quello che era sotto gli occhi di tutti e che da anni abbiamo denunciato, oggi viene certificato dalla Banca d’Italia.


    Dal 2000 al 2006 il reddito netto delle famiglie dei lavoratori dipendenti è rimasto al palo, mentre crescevano i redditi degli autonomi e i profitti e mentre l’inflazione vera  falcidiava i salari sopratutto a causa dell’introduzione dell’euro e dell’aumento spropositato dei servizi pubblici, acqua, gas, trasporti, ecc, nonostante ci avessero assicurato che con le privatizzazioni, le liberalizzazioni e la concorrenza avremmo avuto tariffe più basse.


    Ai lavoratori dipendenti, i cui salari sono tassati ben più delle rendite finanziarie, unico caso in Europa, è stato rubato tutto, mentre per gli altri sono stati varati condoni fiscali a ripetizione, aiuti alle imprese, cunei fiscali oltre alla facoltà di sfruttare e precarizzare spregiudicatamente il lavoro.


    Per anni i Governi di qualunque colore, la Confindustria, gli economisti ed i giornali hanno rivolto invettive contro l’ingordigia di lavoratori e pensionati, di chi chiedeva reddito per i disoccupati, poiché con le nostre pretese di una vita migliore impedivamo al sistema Italia di competere sul piano economico internazionale.


    CGIL CISL UIL ben volentieri si sono assoggettati al dominio del mercato e del profitto, permettendo con anni di concertazione, di tenere bassi i salari, di sorvolare sulla tutela della salute sui posti di lavoro, sull’aumento dello sfruttamento, salvo poi versare lacrime di coccodrillo a cui nessuno più crede in occasione dei tragici eventi rappresentati dalle morti sul lavoro.


    Anche negli ultimi contratti, rinnovati o in via di definizione, hanno continuato a chiedere cifre ridicole, tra gli 85 e i 115 euro, spalmati ben oltre i due anni di vigenza contrattuale, e senza alcun risarcimento adeguato per i periodi di vacanza contrattuale.


    Oggi tutti piangono sul fatto che i consumi sono bloccati, ma come dovrebbero crescere se la stragrande maggioranza delle famiglie ogni mese non arriva  neppure alla terza settimana?


La RdBCUB da anni denuncia questa situazione e si  batte per l’allineamento dei nostri salari a quelli degli altri paesi europei.


Da 15 anni noi lavoratori paghiamo il risanamento dei conti pubblici in attesa perenne di un secondo tempo, che non arriva mai, in cui si sarebbe dovuto beneficiare dei frutti del risanamento con la redistribuzione ai redditi da lavoro dipendente di parte della ricchezza sociale prodotta.


    Ma occorre smettere di lamentarsi senza individuare i responsabili di questo stato di cose:

i governi,  di qualunque colore, piegati alle logiche dei poteri forti economici;

gli imprenditori  e le banche che hanno sperperato in azzardate speculazioni finanziarie i profitti realizzati sulla nostra pelle;

i sindacati confederali, complici del sistema, che hanno assolto bene al compito di sfiancare con la politica dei redditi e la concertazione la forza e l’unità dei lavoratori.


Oggi si vede chi sta in crisi e chi no, chi ha pagato il risanamento e chi ne ha goduto.

Rilanciamo con forza le nostre parole d’ordine

 

  • per veri aumenti contrattuali, contro le elemosine chieste da CGIL CISL UIL
  • per l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione dei salari e delle pensioni
  • per la sicurezza sui posti di lavoro
  • per una vera democrazia sindacale che tolga il monopolio della rappresentanza a chi non sa difendere più gli interessi dei lavoratori

Organizzati con noi

 

CUB Confederazione Unitaria di Base

 

QUESTIONE SALARIALE E CONTRATTI PUBBLICI

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