Argomento:

Crocifissi in sala mensa.

La trave e la pagliuzza

Roma -

Stiamo assistendo, da qualche giorno, al paradosso della “trave e della pagliuzza”. Ci si accanisce nei confronti dei lavoratori contingentando il tempo della colazione e del pranzo considerandolo come uno strumento di controllo utile ai fini del risparmio previsto dalla spending review. E non si vede la “trave” degli sperperi che caratterizzano, per esempio, l’utilizzo esterno di società private, proseguendo nel mortificare le professionalità presenti all’interno della PCM.

Il ridicolo si è manifestato nella poca chiarezza con cui è stata gestita la  procedura del controllo: prima nascondendo le sedie del bar e successivamente recintando come nel peggiore dei bioparchi l’area riservata al “meritato” ristoro. Nottetempo è poi comparso un minaccioso tornello che dovrebbe misurare la durata della consumazione del “lauto” pasto, crocifiggendo così il lavoratore alle sue responsabilità. Non abbiamo notizia di chi abbia avuto questa brillante idea degna dei famosi film fantozziani (sarà mica il Megadirettoregalattico Gran Lup. Mann. …?).

La stessa eccelsa mente ha colpito ancora in via della Ferratella, agendo in maniera più drastica ha provveduto alla chiusura del bar e del punto ristoro interni, senza considerare gli effetti prodotti da tale decisione. Ci domandiamo: dove andranno a mangiare i colleghi di via della Ferratella, forse in via della Mercede 96? O al Roof Garden di Galleria Sordi? Quanto tempo sottratto alla produttività dai lavoratori di via della Ferratella per raggiungere il più vicino punto di ristoro autorizzato dalla PCM?!

A noi sembra, per rimanere in tema, una crociata comica se non fosse tragica per i dipendenti e per la potenziale perdita di posti di lavoro del personale dell’indotto, nell’attuale fase di grave crisi economica.

Continuiamo a sostenere che nel quadro di sprechi, esternalizzazioni, appalti e subappalti, forse lo sperpero di denaro pubblico si annida in ben altre sedi che non sono i punti di ristoro o bar, o in un’assurda caccia al fannullone che impiega, secondo l’Amministrazione, troppo tempo per consumare il proprio pasto.

Esprimiamo ovviamente e “seriamente” la nostra assoluta contrarietà a questi inutili, quanto vessatori, provvedimenti che nulla hanno a che vedere con la produttività del personale della PCM che andrebbe misurato e valorizzato per la qualità del lavoro che esprime e non per il tempo non lavorato destinato al recupero psicofisico previsto dalle normative europee e dai contratti. Il nostro CCNL, peraltro, prevede, a differenza delle altre amministrazioni pubbliche, lo svolgimento di 38 ore settimanali di lavoro (di cui due a costo zero) . Riteniamo che tali provvedimenti debbano essere ripensati in quanto pleonastici e autoritari non essendo stati oggetto di coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e del CUG (Comitato Unico di Garanzia) il quale dovrebbe occuparsi anche del benessere organizzativo dei lavoratori (Direttiva Brunetta - Carfagna).

 

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